giovedì 20 dicembre 2012

My neightbourhood : Lajpat Nagar

Hey guys, I am back! And from now onwards I will write only in English (no more Italian) so that the majority of you can read my blog :)

Today I want to share with you how life is in Lajpat Nagar, a very busy area in South Delhi where I moved on October.

Lajpat Nagar is well-known for Central market, a crazy place where you can find any kind of stuff Indian people usually need: Sari, salwaar kameez, shawls, shoes (especially slippers), kitchen vessels, cups, carpets, etc.. The Indian flavour is very much highlighed so if you think to buy a pair of jeans and sneakers, go somewhere else ;)

The worst days to visit this market are Saturday and Sunday: the entire Indian family likes to roam around the narrow lanes of this open bazaar to bargain - more than to buy - for everything is colourful and can be accommodate in their houses! Apart from stalls, there are also few proper shops on the main road but they cannot compete with the number of visitors of the small small One- Item stalls made attractive by the loud voice of the street vendors: "Sau rupaye! Idhar aao madam! acchi cizen hain hamare paas! (only 100 INR! Come here madam! We have very good stuff!)

Visiting the market is also an occasion to try tasty and oily Indian street food: belpuri, paani puri, sweet corn, aalu tikki, guava, pinapple, and bhuna channa (roasted chickpeas): everything is extremely spicy but cheap and filling! In my case I have to carry 2 packets of tissue papers since my nose after the very first bite starts running... after 4 years in India it's a shame!!

Apart the market Lajpat Nagar hosts few good restaurants (a very good one is Chung Wa, a chinese cosy restaurant which also serves alcohool; an afghani restaurant with all kinds of kabaabs and mutton dishes) plus  two coffee day shops and the terrible american chains famous for Italian (!) pizza: Domino and Pizza Hut.

The violet metro line connects very well this area with South and Central Delhi (few stops to reach the posh Khan Market and GK1) and it really helps my daily life: less time spent in the crazy traffic of Delhi, sleeping 30 minutes more in the morning (I go to work by metro) and a good reserved coach for women in the train (less people staring at me as I were an alien!).

The best thing is that I developed a friendly relation with my neightbours: I start my day with the watchman's smile (Namaste madam ji! kaesi hai aaj?/Good morning madam! how are you today?) and I always find the same familiar faces at the metro station. I always go to buy my bread, fruit and yogurt from the same supermarket so once I step in they give me immediately a basket and sometimes 2 rupees discount :) when I need to buy cigarette they already know what I need and immediately they hand Classic Mild to me. The chemist of course knows me well (He knows all my problems and weaknesses!). The woman who irons clothes reminds me a time I have never had a chance to live (but my mum did), when nobody could afford an iron at home and there was always someone right for you to help you with daily housework.

And whenever I try my bad Hindi with riksha drivers and shopkeepers, it really helps to make them look at me in a different way: they feel I can be one of them, not 100% but at least 20!

Thanks a lot Lajpat Nagar for adopting me!!





sabato 15 dicembre 2012

Back to India floating in its water

Ed eccomi di nuovo a scrivere di India, o meglio di quello che l'India appare ai miei occhi!
Pur essendo tornata in "patria" da due mesi, la prospettiva di confrontarmi con la pagina bianca e di trasferire su di essa le mie emozioni e percezioni mi ha terrorizzato a tal punto da rimandare di volta in volta l'appuntamento con la scrittura!
Il tempo adesso è maturo: Welcome back to my blog that bears a new name, "India on the go!"
Vita a New Delhi, Lajpat Nagar: nuova città, nuovo lavoro, nuovi amici, nuovo modo di osservare un paese che si trasforma alla velocità della luce.
E una Manuela che osserva la sua amata India con occhi diversi, disincantati e critici ma ancor pieni di fascino. Il Paese non potrà mai suscitarmi una reazione di indifferenza, anche se alla lunga ci si trasforma insieme ad esso, dando per scontate tante cose che durante il primo viaggio avevano provocato reazioni di sgomento e forti scosse interiori. L'India fluisce come un corso d'acqua sinuoso, alternando periodi di secca e di piena e infischiandosi di coloro che vi si avvicinano per bagnarsi alle sue acque con la presunzione di poter nuotare in esso come soliti fare in un qualsiasi altro fiume o lago.
Nuotare nelle acque indiane presuppone un rodaggio piuttosto lungo ed estenuante, occorre mantenersi sempre in prossimità della riva pur tentando di tanto in tanto di virare verso il largo. 

Capita di sentirsi sprofondare, di non riuscire a galleggiare.. ma con la propria forza interiore si può ritornare a muoversi sinuosi in questo affascinante bacino dai colori vivaci anche se dalle acque non proprio cristalline :)


L'India mi sta mettendo a dura prova, è come trovarsi faccia a faccia con se stessa e notare allo specchio un'immagine di se stessi che si vuole ignorare perché scomoda ma che bisogna imparare a tollerare, accettare ed amare.

Inizio del mio viaggio!




martedì 24 gennaio 2012

Lavorare con lentezza @ Bangalore

India, Bangalore: Gennaio 2012. Sono di nuovo alla Indo-Italian Chamber of Commerce a lavorare - ehm... a farmi sfruttare - come insegnante di italiano e traduttrice. E' già da un mese che sono qui, e l'insofferenza inizia a farsi sentire. Lavorare a ritmi indiani è davvero stancante: giornate vuote, seduta in ufficio dinanzi al pc, in attesa di traduzioni a cui mettere mano (se non arrivano, via libera a Fb, skype e quant'altro), per poi stressarsi durante il week-end quando insegno italiano per 6 ore al giorno! sono in India, nel luogo in cui ho sempre desiderato stare, eppure.... non è che sprizzi felicità da tutti i pori!! La mia ricerca di lavoro continua, credo che non sia il posto in cui stare a fare la differenza quanto la mia attitudine ad accettare una serie di atteggiamenti che, immancabilmente, si ripetono sul posto di lavoro. Gli indiani sono abbastanza particolari: c'è un sistema di gerarchie altamente stratificato che occorre rispettare, a costo di perdere giornate di produttività e stabilità mentale :( Per fortuna che la pazienza non mi manca, anche se il mal di testa da nervosismo è diventato una costante delle mie giornate. Lavorare in Camera di commercio Indo-Italiana ed essere l'unica italiana e l'unica a parlare italiano è piuttosto deprimente, oltre che strano.... nessuno sa nulla dell'Italia, della nostra cucina, cultura, economia e situazione politica... come possono pretendere di operare da ponte tra Italia e India allora??? continuo a non capire... e poi nessuno lavora in questo maledetto ufficio (a parte la sottoscritta): si beve il tè, si legge un pò il giornale, si guarda fuori dalla finestra, si siede inerti davanti al computer.... I am speechless!!!  Riuscirà la nostra eroina a sopravvivere all'avventura indiana?? e a trovare un lavoro decente?? Alla prossima puntata!

sabato 23 aprile 2011

Pasqua dovuta, pasqua non capita


Apro gli occhi, mi sveglio già di cattivo umore: sapere che è un giorno di festa, in cui è stato irrevocabilmente stabilito che bisogna sprizzare felicità da tutti i pori, mostrarsi partecipi e distribuire bacetti a destra e a manca esclamando "auguri!", "buona pasqua", non fa altro che innervosirmi e peggiorare il mio umore. Vorrei sottrarmi a tutta questa euforia immotivata, ma soprattutto mi chiedo se la gente intorno a me la provi realmente o si sia a tal punto convinta che occorre adeguarsi alle convenzioni da apparire di conseguenza in uno stato di assuefatta allegria! Il bello è che non puoi certo rovinare la festa a chi ci tiene realmente a godersela: nooo, mostrati gioioso e gasato, scarta le uova di cioccolato, addentane la delizia calorica, mostrati colpito dalla sorpresa, apparecchia la tavola a festa e mangia fino a non riuscire più a respirare! questa è la prassi, chi sei tu per cambiarla o rifuggirla? Ma la mia mente è più forte della consuetudine, il mio copro si ribella a tale passiva rappresentazione di ipocrisia; perchè non celebrare la bellezza della vita, la rinascita della natura e l'importanza dei legami familiari e sociali in un'altra data, in maniera più rilassata e non codificata??? Almeno i bambini sono coinvolti emotivamente all'evento, il loro cuoricino batte davvero mentre scartano l'ovetto kinder, agguantano la sorpresa e la confrontano orgogliosi con quelle dei compagni di scuola e amichetti. peccato che questo entusiasmo spontaneo venga meno con l'età! Ora basta ironizzare e lamentarsi, corro ad aprire il mio uovo!

sabato 2 aprile 2011

tanto per pensà!


dopo una notte insonne passata a contare pecore, eccomi qui davanti alla pagina bianca a cercare di esprimere quel fermento interiore che non mi lascia neppure dormire. sento un flusso di energia che si sposta nell'aria ad una velocità vorticosa, sembra che questa volta nel suo passaggio abbia toccato anche me, rendendomi più inquieta di quello che sono abitualmente!! La notte, quando tutto è silenzioso e gli unici rumori avvertiti sono i respiri - più o meno leggeri!- di chi dorme, è impossibile resistere a quel vorticare di pensieri che occupa la mente: si tratta di tanti interrogativi "filosofici",a cui il più delle volte non si risponde perchè si ha paura di cambiare,di scoprire cose scomode della propria natura, di divenire troppo banali,di rientrare in quella categorie di persone comuni che, non si sa perchè, impietosiscono chiunque! eppure,come insegna Osho, basterebbe smetterla di provare a, di cercare di, di sforzarsi per, ed accettare lo status quo, accettare se stessi e il contesto (nei limiti, eh! mai berlusconi e l'italia ladrona!!) per trasformarsi in quegli esseri straordinari che siamo. l'enorme confusione che provo sarebbe, a detta del maestro indiano, uno stato emozionale positivo, in quanto solo chi è confuso si pone domande, mette in discussione se stesso e ciò che pensa, aprendosi al nuovo, al cambiamento, alla maturazione. ma - mi chiedo- non è che ad alte dosi la confusione può diventare tossica?? ogni tanto, a ricordarmi chi sono, è il mio guru ji, altre volte sono semplici persone incontrate per strada, una frase letta furtivamente in un libro, un commento su fb, un sorriso sincero di chi mi conosce e sa che, sotto questa spessa coltre di apparente negatività, si cela un essere dinamico e positivo.
è ormai mattino, ho già bevuto la mia tisana del buongiorno, mi preparo a vivere le esperienze che mi si proporranno, accettando le cose per quelle che sono. Accettandomi io!

mercoledì 23 febbraio 2011

Aridità


é un luogo di passaggio, ai margini della radura. Il vento sbuffa con costanza sui timidi fili d'erba che, lottando, hanno conquistato al deserto un po' di terreno. Uno sciame di mosche si aggira insistente su escrementi lasciati seccare al sole da intrepidi esploratori di una natura impietosa. Si sente un rumore provenire da lontano: è un grido di paura, soffocato appena dopo essere stato emesso. Chi ha paura del presente? Chi chiede aiuto ad un prossimo che non è neppure capace di osservare le proprie orme? i fili d'erba protendono il proprio esile corpo verso la voce tremolante, come in un tentativo di soccorso; anche le mosche interrompono il proprio agitarsi in circolo sui resti di un passato più animato, per orientarsi in gruppo verso il bisognoso. Di nuovo un cupo boato. Le serpi sollevano il capo da un sonno oramai disturbato, si scrollano di dosso il torpore e strisciano sinuose verso l'aguzzino. Il sole ha quasi completato il suo giro intorno alla terra quando uno sparo mette fine all'atmosfera inquieta che aveva riempito l'aria. Tornate a riposo, bestie! è soltanto un altro uomo ammazzato da un proprio simile.

domenica 20 febbraio 2011

Poeti si nasce, dottori si diventa


Eccomi qui, dopo un periodo di lunga assenza dalla scrittura! Gli ultimi mesi sono stati davvero tosti, la mia stabilità psicologica è stata provata di continuo, tra simpatici scambi online con la mia relatrice e il doversi confrontare con lo gelido e desolato inverno irpino... ma adesso almeno questa è fatta: sono diventata dottoressa in lingue dell'Asia per la comunicazione internazionale!! tanti auguri a me!! beh,non è che poi mi senta tanto meglio di prima, la preoccupazione per la performance è stata sostituita dapprima dalla rabbia per il risultato - non il massimo a cui aspiravo, causa disistima e stronzaggine di alcuni individui definiti Accademici - e poi da un enorme senso di vuoto interiore e dalla domanda rimbombante che echeggia di continuo nella mia testa: e adesso? che si fa dottoressa-disoccupata? Vorrei poter continuare ad indossare quegli occhiali che il mio grande amico e meraviglioso poeta Mohan mi ha prestato per un pò, continuare ad osservare la realtà con i suoi occhi, vedere macchie di colore tingere ciò che appare sbiadito e poco significativo. Forse con un pò di impegno ce la potrei fare, occorre voler uscire da questo stato di penosa autocommiserazione in cui mi sono calata........ facile, eh? diventare responsabili di se a tutti gli effetti, lasciare la copertina che i miei genitori mi hanno sempre steso addosso per timore che prendessi freddo, è davvero un'eresia! eppure è qualcosa che mi tocca, lasciare il calduccio per il rigido inverno. Forse scoprirò di avere una resistenza al freddo che non consideravo possibile, chissà! Mettersi in gioco, osservare il proprio riflesso in uno specchio con fiducia e profondità. Per scrivere la mia storia devo smettere di pensare a quelle parole sparse sul foglio del tempo che mi disturbano e distraggono: un colpo di gomma, e puf! sparite! si inizia sempre da zero, cercando di non condizionare il presente con il timore che il proprio futuro sia una copia del passato che mi ha traumatizzato! almeno questa lezione l'ho imparata dal mio guru ji, altra cosa è però crederci totalmente e metterla in pratica :(( é a lui che dedico il mio traguardo: grazie, mohan, grazie per aver scorto ciò che giace sepolto dentro di me, quella positività, voglia di vivere, sensibilità che non sempre riesco a esternare! I colori sono troppo forti per i miei occhi, la bellezza del mondo mi disarma e disorienta: ecco che lo stato di ebbrezza che la vita genera è tanto intenso che preferisco indossare delle lenti scure che proteggono e isolano da ciò che è troppo bello e, come un bel fiore profumanto,potrebbe avvizzire e farmi languire nel dolore della sua perdita! Ma la coscienza non resta sempre dormiente, lo stato di sogno perenne in cui vivo a volte si fa più leggero, ed emergono con prepotenza immagini di una realtà straordinaria nella sua semplicità. come la bellezza lineare di questa musica di Bach che fa da sottofondo ai miei pensieri.